I fratelli Fabio e Roberto Savi sono di nuovo vicini, nello stesso carcere. Dal 2019, usufruisce di un permesso premio per le vacanze natalizie.[59]. Mikula, la donna romena che da giovanissima fu la compagna di Fabio Savi, uno dei capi della Banda della Uno Bianca, vuole raccontare la sua verità sulla … Ma sapeva anche un'altra donna, Maria Grazia Angelini, moglie separata di Fabio Savi, che in realtà raccontò tutto al suo nuovo compagno, Riccardo Mazza, amico dei fratelli Savi: « Mi confidai con il mio uomo, con Mazza, ma non mi credette ». Venne comunque condannato a diciotto anni di reclusione. E il 30 ottobre la colombiana era già diventata la signora Savi dopo una breve cerimonia: testimoni due cappellani dell'istituto e poi, dopo il sì, il brindisi con un bicchiere di spumante e qualche pasticcino.Ora gli investigatori triestini in collaborazione con i colleghi della regione stanno cercando di approfondire quello che al momento viene definito un particolare interessante.I poliziotti stanno anche esaminando in controluce gli atti delle vecchie operazioni su traffico e spaccio di cocaina in città. La domanda venne ritirata il 24 agosto, dallo stesso Savi, a seguito del parere sfavorevole espresso dal procuratore generale bolognese, Vito Zincani. Da questo momento, le indagini subirono uno sviluppo sempre più nitido, fino ad acclarare le responsabilità dei criminali, a cominciare dall'arresto di Roberto Savi. Il 3 ottobre Savino Grossi si recò in autostrada con la sua autovettura nascondendo nel portabagagli un agente di Polizia, mentre altre autovetture del commissariato di Rimini lo seguivano a breve distanza. In una recente intervista, Marino Occhipinti chiese perdono ai familiari della guardia giurata uccisa. Tale rivendicazione fu però ritenuta inattendibile, in quanto giunta dopo il comunicato dei mass media. Nell'ottobre 1987 organizzarono un tentativo di estorsione nei confronti di un autorivenditore riminese, Savino Grossi. Il padre dei fratelli Savi, Giuliano Savi, si suicidò il 29 marzo 1998, ingoiando sette scatole di Tavor, dentro una Uno bianca, parcheggiata a Villa Verucchio, a tredici chilometri da Rimini[51]. A questa operazione partecipò l'ispettore Baglioni, colui che nel 1994 con le proprie indagini avrebbe consentito di scoprire l'identità dei componenti della banda. Nessuno però, tra gli investigatori, collegò realmente Savi al fatto di sangue. I poliziotti della squadra mobile di Udine e Pordenone e della Sezione criminalità organizzata di Trieste, l'hanno trovata l'altra notte in un appartamento di Pordenone, in via Volt de Querini 6, nell'ambito di una perquisizione riferita a un'altra persona coinvolta nell'operazione «Camiseta».Pur non essendo indagata, è chiaro che gli investigatori stanno cercando di capire quale sia stato il ruolo di Maria Cecilia Mejia Restepo, sia in questa ma anche in altre indagini riguardanti soprattutto il traffico di droga dal Sudamerica e la prostituzione in Friuli Venezia Giulia.Ieri mattina è arrivata indirettamente la conferma. Il 3 agosto 2006, Roberto Savi fece richiesta di concessione del provvedimento di grazia, al tribunale di Bologna[52]. La potenza delle armi utilizzate dalla banda però non lasciava speranze ed entrambi i militari caddero feriti sull'asfalto. Secondo l'edizione di un telegiornale andato in onda all'epoca su Raitre: «La scelta di Cesena quale teatro dell'ultimo delitto può non essere casuale. Il gruppo criminale si impossessò anche del foglio di servizio della pattuglia e si allontanò dal luogo del conflitto a fuoco. [62] L'11 gennaio 2012, gli venne concessa la semilibertà[63]. Una, la (poi ex) moglie di Roberto Savi, capace di dire a Eva Mikula, giovane fidanzata rumena di Fabio, parlando dell'amante del proprio marito: "Della negra non ci possiamo fidare... dobbiamo fare attenzione". [21] Gli altri due militari, Andrea Moneta e Mauro Mitilini, riuscirono a uscire dall'abitacolo e a rispondere al fuoco, ferendo tra l'altro Roberto Savi. [38], Il 24 febbraio 1993 la banda si rese responsabile dell'omicidio di Massimiliano Valenti[36][39][40], un ragazzo di ventuno anni che aveva assistito a un cambio macchina della banda dopo una rapina in banca. [1], Il nome deriva dal modello di automobile, la Fiat Uno, utilizzato in alcune delle loro azioni criminali, in quanto piuttosto facile da rubare e di difficile identificazione data l'estrema diffusione in quel periodo. Fabio Savi li condusse infine presso la sua abitazione, a Torriana. TRIESTEColombiana, 50 anni, con alle spalle una condanna per traffico di cocaina, moglie dal 30 ottobre dello scorso anno di Fabio Savi, il «lungo» della Uno bianca. La banda cominciò a compiere i suoi crimini dal 1987, dedicandosi nelle ore notturne alle rapine dei caselli autostradali lungo l'Autostrada A14. Assieme ai fratelli, formava la struttura principale della banda. Poco dopo il duplice omicidio, l'auto della banda tagliò la strada ad una Fiat Ritmo con a bordo alcuni giovani, che inveirono contro il guidatore della Uno bianca per la manovra azzardata. Up Next. Fratello di Roberto e co-fondatore della banda, nel 1987. Il rivenditore fece finta di cedere al ricatto ma aveva già avvertito il commissariato di Rimini. Dal 2002, lavora presso una cooperativa[61]. La donna, ufficialmente residente in Veneto, avrebbe frequentato in passato proprio a Trieste alcuni degli appartamenti che l'altra notte sono stati perquisiti dai poliziotti: via Corti 1, via San Giovanni Bosco 30, via Baiamonti 21 e via Bonomea 68/2. Si chiama Maria Cecilia Mejia Restepo. «La presenza di quella persona potrebbe essere utile per delineare i contorni del fenomeno dello spaccio di cocaina a Trieste e in regione», conferma Leonardo Boido, responsabile della «Sco» e attualmente capo della mobile triestina. Il 24 settembre 2009, Fabio Savi, dopo circa un mese di sciopero della fame presso il carcere di Voghera, venne ricoverato all'ospedale della città, per motivi clinici. Cronaca di un periodo di terrore, Elenco delle vittime della banda della Uno bianca, La Storia siamo noi - A Sangue freddo, la banda della Uno Bianca, https://www.raiplay.it/video/2017/02/Blu-notte-La-banda-della-Uno-Bianca-75a1a038-01e0-4264-9789-c9cc97da2c98.html, La Banda della «Uno bianca» implora il perdono, la banda della uno bianca 2ª parte - YouTube, Sovrintendente della Polizia di Stato Comm.to di Rimini (Oggi Questura)29 luglio 1989, Uno bianca in Romagna Altri tre ergastoli per i fratelli Savi, ASSALTO AL FURGONE CON UNA BOMBA RESTA UCCISA UNA GUARDIA GIURATA, Ferita mai chiusa per i familiari di Umberto Erriu, Uno bianca vent' anni per un processo inutile, «Uno bianca», storia maledetta anche in tv, 3 ottobre 2007 Intitolazione del Giardino della "Noce" a Primo Zecchi, TERRORE NEL CAMPO - NOMADI ' CI DIFENDEREMO CON LE ARMI', strage del Pilastro: sospettato un quarto uomo, UNA FAMIGLIA DI KILLER PER LA STRAGE DEL PILASTRO ARRESTATO IL TERZO UOMO, Pilastro, indagini e liti fra polizia e carabinieri, l'omicidio di Bologna. Intercettazioni e verbali su festini, incontri e cessioni di droga avvenute negli ultimi tempi proprio a Trieste. Grigia e monotona come è stata la sua giovinezza durante la quale, dopo il diploma di perito elettrotecnico e prima di entrare in Polizia, ha lavorato come portiere di notte in due alberghi di Riccione. Si apre un nuovo capitolo, quello della coca spacciata nelle case di appuntamento. [33] Durante tale rapina una donna vide Roberto Savi fuori dall'armeria e fornì un identikit agli investigatori. Grossi venne contattato dagli estorsori e si fermò nei pressi di un cavalcavia poco prima del casello di Cesena. Il 23 ottobre 2010, Alberto Savi chiese di poter uscire dopo sedici anni scontati in carcere[57]. [48] [7], Il 30 gennaio 1988 venne ucciso, durante una rapina ad un supermercato, Giampiero Picello, guardia giurata in servizio a Rimini. Il 6 ottobre venne ucciso Primo Zecchi, la cui colpa fu quella di annotare il numero di targa della macchina dei criminali. [12][13], Nel 1989 venne ucciso, durante una rapina ad un supermercato di Corticella, Adolfino Alessandri, pensionato di cinquantadue anni, che si trovò ad essere testimone oculare della rapina e venne di conseguenza crivellato di colpi. [46][64][65] Il pool, inizialmente non riuscì ad ottenere molto, solo la ricostruzione di un identikit di un bandito, registrato a volto scoperto durante la rapina in banca del 3 marzo 1994. Era stata messa a segno una raffica di arresti eccellenti. Risultarono schegge impazzite di organi dello Stato sfuggite al controllo. Autoplay is paused. Nessuno però, tra gli investigatori, collegò realmente Savi al fatto di sangue. Mia moglie l ha portato a colloquio con me una sola volta, poi ha detto che sarebbe stato meglio evitargli il trauma, era un bambino e avrebbe potuto avere problemi psicologici. Fratello minore di Roberto e Fabio. Una moglie, Anna Ceccarelli, sposata undici anni prima, che per far quadrare il bilancio di Roberto Savi fu, in ordine di tempo, il primo componente della banda ad essere arrestato, la sera del 21 novembre 1994, mentre si trovava in questura a Bologna. Cancel. L'aggressione non fu a scopo di rapina né per eliminare testimoni di un reato, ma fu motivata dalle ideologie razziste dei membri della banda. Con l'intervento della Polizia scaturì un conflitto a fuoco durante il quale rimase gravemente ferito il sovrintendente Antonio Mosca, che sarebbe morto il 29 luglio 1989 dopo un lungo periodo di sofferenza. Strani personaggi, in verità. [48], Il 3 novembre 1994, Fabio Savi eseguì un sopralluogo presso una banca a Santa Giustina nel riminese, davanti alla quale si trovavano appostati Baglioni e Costanza. [42], Il 7 ottobre venne ucciso a Riale Carlo Poli, elettrauto. 00906801006. La maggior parte dei componenti della banda armata erano membri della Polizia di Stato.[2]. Dall'esame autoptico effettuato sul suo volto emersero fori di proiettili sparati dall'alto verso il basso. Ai processi, Savi stupì tutti per l'estrema freddezza con cui, beffardo e provocatorio, parlava dei reati più atroci da lui commessi; alle domande non rispondeva «sì» oppure «no», bensì «affermativo» e «negativo». [43], Nel 1994 la banda intensificò la sua attività criminale verso gli istituti di credito, rapinandone complessivamente nove durante l'anno. E la sua vita privata, la vita privata di Roberto Savi? Dopo il divorzio con Eva Mikula, la bionda rumena che poi ha collaborato con gli investigatori, Savi aveva conosciuto nel carcere di Sollicciano, vicino a Firenze, la colombiana, anche lei detenuta e, dietro le sbarre, è scoccata la scintilla.A fine estate dello scorso anno Maria Cecilia Mejia Restepo è tornata libera. ancora indizi verso la "Uno bianca", TROPPE SPIETATE ANALOGIE A BOLOGNA TORNA L'INCUBO DELLA 'UNO BIANCA', la banda della Uno bianca torna a colpire: ucciso un bancario, Uno bianca, Roberto Savi chiede la grazia, Uno Bianca: Savi in sciopero della fame, "la mia famiglia non deve pagare", Uno Bianca, Fabio Savi chiede lo sconto di pena, Uno Bianca, niente sconto di pena per Fabio Savi, Uno Bianca: Alberto Savi chiede perdono - Top News - ANSA.it, Resoconto stenografico della seduta n. 165 Legislatura 14º del 07/05/2002 della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana, «Iniziò per scherzo, finì con 24 delitti», MIRRI GRAZIANO di Cesena (ucciso dai banditi della UNO BIANCA) cronache tg, https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Banda_della_Uno_bianca&oldid=120417494#Fabio_Savi, Errori del modulo citazione - citazioni con URL nudi, Errori del modulo citazione - date non combacianti, Voci non biografiche con codici di controllo di autorità, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Nel 1992 venne poi trasferito, per cause disciplinari, alla centrale operativa, per aver rasato i capelli a un giovane ragazzo trovato in possesso di sostanze stupefacenti. Uno Bianca, al Pilastro il ricordo dell'eccidio, UN FERMO PER LA STRAGE DEL PILASTRO - la Repubblica.it, QUEL FEROCE CLAN CHE AVEVA OSATO SFIDARE LA ' STIDDA' - la Repubblica.it, STRONCATA LA PIOVRA DELLE DUE TORRI - la Repubblica.it, troppe spietate analogie a Bologna torna l'incubo della 'Uno bianca', Uno bianca, l'avvocato di Alberto Savi: «Il dolore non l'ha mai abbandonato», Uno Bianca, a Natale permesso premio per Alberto Savi | I famigliari delle vittime: abbiamo paura di incontrarlo, Uno bianca: Pietro Gugliotta torna libero per fine pena, Banda della Uno bianca, al killer vacanza premio nell'hotel di lusso, Uno Bianca: permesso premio per Marino Occhipinti, Banda della Uno bianca, lo Stato condannato a pagare 19 miliardi, Uno bianca e trame nere. Dalla lista stilata il 14 gennaio 1991, risultarono una trentina di individui. Gli investigatori avevano avuto la conferma di un fenomeno dalle proporzioni rilevanti. Teste la moglie di Fabio Savi che i DS Dopo un mese nella sparatoria sull'autostrada i tre fratelli e vennero a casa mia e citatissimo Il giorno dopo lessi della rapina alla Coop Il 4 gennaio 2010, venne trasferito nel carcere di massima sicurezza di Spoleto. [17], Il 27 dicembre 1990 vennero uccise due persone a Bologna in due diversi episodi di violenza. [10][11] Diverse volte, le aveva puntato la pistola contro per minacciarla. Nel filmato si vede la sagoma di Fabio Savi, in stile programma “Blu notte” di Carlo Lucarelli. Quando nel 1987 iniziò l'attività criminale della banda, aveva trentatré anni e svolgeva la funzione di operatore in volante. Maria Grazia Angelini ha gli occhi azzurri durissimi. In attività tra il 1987 e fino all'autunno del 1994, la banda commise centotrè azioni delittuose,[3] provocando la morte di ventiquattro persone ed il ferimento di altre centodue.[4]. Per raggiungere il suo scopo, inizia lo sciope-ro della fame ed è ricoverato in via pru- Nato a Santa Sofia, il 25 febbraio 1965. Poliziotto al momento dell'arresto, avvenuto il 29 novembre 1994, era agente scelto presso la sezione Polizia Stradale di Cesena. All'altezza delle Torri, in via Casini, l'auto della banda fu sorpassata dalla pattuglia dall'Arma. Dall'auto della banda vennero esplosi colpi di arma da fuoco contro le persone a bordo della Ritmo, che rimasero illese. Nel 1976, all'età di ventidue anni, entrò in Polizia e prese servizio a Bologna. Per tenersi in forma. Il 1º ottobre 2008, si è risposato con una detenuta olandese del carcere di Monza[53]. [70]», Cronologia delle principali azioni criminali, I presunti rapporti coi servizi segreti italiani, Banda della "Uno bianca", scarcerato l'ex poliziotto Marino Occhipinti, Uno bianca: si indaga su un ex carabiniere. Il 20 giugno 2018, il suo avvocato, Milena Micele, ha presentato in udienza la documentazione a favore della libertà, che comprende le relazioni sul suo lavoro svolto fuori e dentro il carcere con la cooperativa Giotto. You're signed out. Secondo il provvedimento del Tribunale di sorveglianza, il suo pentimento è autentico, ha rivisitato in modo critico il suo passato e non è socialmente pericoloso. Marino Occhipinti è stato quindi scarcerato, il 2 luglio 2018. I diritti delle immagini e dei testi sono riservati. Racconta di delitti contro gli altri e di un delitto contro di lei. Alla 26ª posizione dell'elenco compariva il nome di Roberto Savi che risultava possederne due, acquistati il 3 gennaio 1989 e il 27 dicembre 1990 (il secondo dunque, solo otto giorni prima della strage del Pilastro). Che del marito assassino aveva capito tutto da tempo. Bianca: un carabiniere aiutò a uccidere 2 colleghi? Alla presentazione erano presenti anche qualche giudice dei processi e tra il pubblico anche Rosanna Zecchi la moglie di Primo che fu ucciso da Fabio Savi dopo una rapina in tabaccheria il 4 ottobre del 1990. Il mistero sta anche nella sua innocenza. Decisero quindi di comportarsi come loro, passando le loro giornate ad appostarsi davanti ad istituti di credito, ubicati nelle zone che i criminali preferivano colpire, in attesa di notare qualche persona sospetta. If playback doesn't begin shortly, try restarting your device. Tra i protagonisti del processo c’è anche la sua fidanzata, Eva Mikula, con cui fu catturato in un autogrill a pochi chilometri di distanza dal confine con l’Austria. In occasione dell'omicidio di Graziano Mirri, benzinaio e padre di un poliziotto, il senatore Libero Gualtieri denunciò la probabile implicazione di apparati dello Stato nella vicenda della Banda della Uno Bianca. Bologna, 3 gen. (AdnKronos) - Fabio Savi e il fratello Roberto sono nello stesso carcere a Bollate (Milano). [21], Il 20 aprile 1991 venne ucciso, a Borgo Panigale, Claudio Bonfiglioli, benzinaio di cinquanta anni, nel corso di una rapina. Decisi e con il pianto ricacciato. [18], Il 4 gennaio 1991, intorno alle 22:00, nel quartiere Pilastro di Bologna, una pattuglia dell'Arma dei Carabinieri fu trucidata dalle pallottole del gruppo criminale. Si chiama Maria Cecilia Mejia Restepo. Lo hanno scritto in una lettera i parenti di Mitilini, Moneta e Stefanini, oggi ricordati al Pilastro. Fabio venne arrestato qualche giorno dopo il fratello, a ventisette chilometri dal confine con l'Austria, mentre tentava di espatriare, venendo bloccato da un'auto della Polizia stradale. A Bologna, in via Mazzini, il 15 gennaio venne ferito gravemente Giancarlo Armorati, pensionato, durante una rapina ad un ufficio postale che causò altri quarantacinque feriti. Non c'è nient'altro.». I tre furono finiti con un colpo alla nuca. Insieme al fratello Alberto fu membro della Polizia di Stato presso la Questura di Bologna, dove al momento dell'arresto rivestiva il grado di assistente capo ed effettuava il servizio di operatore radio nella centrale operativa. Durante il processo, la moglie, che lo sapeva coinvolto nelle vicende criminali ma non lo aveva mai denunciato, definì Roberto un uomo strano ed aggressivo, di carattere molto taciturno e schivo, che non frequentava molte persone, a parte i fratelli, e che passava gran parte del suo tempo a giocare con i videogiochi. Pochi minuti dopo a Trebbo di Reno la banda uccise Paride Pedini, che si era avvicinato alla Uno bianca appena abbandonata con le portiere aperte. Nei giorni scorsi, inoltre, Savi aveva cercato di evitare di testimoniare al processo presso il tribunale dei minori contro Eva Mikula, l'ex compagna romena del figlio Fabio. Nato a Forlì, il 22 aprile 1960. [14], Nel 1990 vennero complessivamente uccise sei persone. [34], Il 19 giugno 1991 perse la vita a Cesena Graziano Mirri, benzinaio e padre di un poliziotto, ucciso davanti alla moglie durante una rapina al suo distributore in viale Marconi. Lavorava come carrozziere e camionista, e conviveva a Torriana, con una ragazza rumena, Eva Mikula, le cui testimonianze si riveleranno decisive nella risoluzione delle indagini. https://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/banda-della-Uno-bianca-00001 Nato a Catania, nel 1960. La prima vittima fu Luigi Pasqui, commerciante di cinquanta anni, ucciso durante una rapina ad un distributore di Castelmaggiore mentre tentava di dare l'allarme. [8], Il 20 febbraio 1988 rimase ucciso Carlo Beccari, anch'egli guardia giurata, in servizio a Casalecchio di Reno in un supermercato. Sconta l'ergastolo dal 26 novembre 1994. [20] Nonostante le gravi ferite riportate, il militare cercò di fuggire, ma andò a sbattere contro dei cassonetti della spazzatura. A Cesena, abita il senatore Libero Gualtieri, presidente della commissione stragi ora impegnato sulla vicenda Gladio. Il 24 gennaio 1995 i Santagata e Medda furono dichiarati estranei ai fatti dalla corte di Assise di Bologna[29][30][31] poiché i veri assassini confessarono il delitto durante il processo. Questo destò la curiosità degli investigatori presenti sul posto, che confrontarono la fisionomia del conducente con quella rimasta impressa nei filmati ripresi nelle banche rapinate. La banda della Uno bianca fu un'organizzazione criminale operante in Italia, in particolare nella regione Emilia-Romagna, che tra il 1987 e il 1994 commise 103 crimini, soprattutto rapine a mano armata, provocando la morte di ventiquattro persone e il ferimento di altre centodue. Ne riscontrarono una vaga somiglianza e pertanto decisero di seguirlo. [19] La banda si trovava in quel luogo per caso, essendo diretta a San Lazzaro di Savena in cerca di un'auto da rubare. Roberto Savi, il capo della banda della Uno Bianca, è stato trasferito di recente nel carcere di Pavia. Gobetti, provocando due vittime (Rodolfo Bellinati e Patrizia Della Santina) e alcuni feriti. [35][36], Il 18 agosto 1991 vennero uccisi in un agguato, a San Mauro Mare, Ndiaj Malik e Babou Chejkh, due operai senegalesi, mentre un terzo, Madiaw Diaw, rimase ferito. Alla base della sanzione, l'amicizia del magistrato con Morena Maltoni, a sua volta amica di Maria Grazia Angelini, moglie di Fabio Savi. settimane fa un altro ergastolano, Fabio Savi, fratello di Roberto, ha chiesto una cella singola, il trasferimento a Firenze per avvicinarsi alla moglie e la detenzione in un carcere non di massima sicurezza. PAVIA. https://www.ilgiornale.it/news/bianca-savi-digiuna-tutelate-mia-famiglia.html Non partecipava mai alle azioni omicide del gruppo. Nei servizi “finti” prese pure bastonate vere. Ventotto anni di carcere per Pietro Gugliotta, diminuiti poi a diciotto. Il 19 giugno 1991 perse la vita a Cesena Graziano Mirri, benzinaio e padre di un poliziotto, ucciso davanti alla moglie durante una rapina al suo distributore in viale Marconi. Anche Mazza è un poliziotto. [37], Nel 1992, non si registrarono omicidi, ma la banda si rese protagonista di quattro rapine in banca e una in un supermercato. Una ferita di cui parlano in tanti: il fratello Fabio, la supertestimone Eva Mikula, la sua ex moglie Maria Grazia Angelini e anche la ex moglie di Roberto Savi. [41] Il corpo di Massimiliano Valenti venne ritrovato in un fossato nel comune di Zola Predosa. Savi, poiché l'arma non era conosciuta dalla polizia bolognese, per facilitare il lavoro della scientifica venne invitato a portare ai colleghi uno dei suoi fucili, egli perciò non potendo consegnare quello utilizzato durante la sparatoria sollecitò l'armeria per l'arrivo del secondo, insistendo molto con il negozio per averlo (telefonò quattro volte in tre giorni). Questo avrebbe anche spiegato perché i criminali riuscissero sempre a evitare le pattuglie e i posti di blocco delle forze dell'ordine, oltre che la loro probabile conoscenza di itinerari che permettessero rapide vie di fuga dopo ogni colpo. Anche lui, come il fratello, fece domanda per entrare in polizia, ma un difetto alla vista gli pregiudicò questa carriera. I Savi inviarono una lettera a Grossi, indicando la procedura per il pagamento. Due poliziotti della Questura di Rimini, l'ispettore Luciano Baglioni e il sovrintendente Pietro Costanza, che avevano collaborato con l'appena disciolto pool di magistrati riminesi, chiesero alla procura che il lavoro del pool riminese non venisse perso ed avviarono delle indagini autonome, volte a scoprire i componenti della banda della Uno bianca[66] e, ottenuto il permesso dal procuratore di Rimini, cominciarono a dedicarsi praticamente a tempo pieno alle loro indagini, mettendo in atto appostamenti, ricerche, controlli agli istituti di credito rapinati e cercando di capire le modalità operative della banda. [48], I processi si conclusero il 6 marzo 1996, con la condanna all'ergastolo per i tre fratelli Roberto, Fabio e Alberto Savi e per Marino Occhipinti. Agli inizi del 1994, il magistrato di Rimini Daniele Paci, costituì un pool di investigatori per risolvere il caso, dopo sette anni di omicidi e crimini ancora senza un colpevole reale, nonostante un grande numero di arresti nel corso degli anni precedenti, poi dimostratisi errati e fuorvianti. Fabio Savi rimane in carcere, ma ora potrebbe fare ricorso in Cassazione e se non bastasse, alla Corte europea per i diritti umani. Baglioni e Costanza fecero poi una considerazione che si rivelerà fondamentale: i banditi conoscevano troppo bene le abitudini dei dipendenti delle banche assaltate; questo significava che svolgevano una puntigliosa opera di documentazione e di controllo prima di compiere la rapina. I componenti della banda vennero tutti arrestati alla fine del 1994 e successivamente condannati. Dalla richiesta del «tossico» a quella del professionista. Lunga intervista con Fabio SaviNato a Forlì, il 22 aprile 1960: fratello di Roberto, cofondatore della banda. Anche lui poliziotto, svolgeva la funzione di operatore radio nella questura di Bologna assieme all'amico Roberto Savi. Nell'ottobre del 2014, chiese di poter usufruire a posteriori del rito abbreviato, che avrebbe tramutato l'ergastolo in trenta anni di carcere[55]. Una presenza che è passata inosservata ai vari inquilini.Maria Cecilia Mejia Restepo si è sposata pochi mesi fa nel supercarcere di Fossombrone con Fabio Savi, considerato il più terribile killer della banda della «Uno bianca», che sta scontando l'ergastolo. La Uno bianca coinvolta nel massacro fu abbandonata a San Lazzaro di Savena nel parcheggio di via Gramsci ed incendiata; uno dei sedili era sporco del sangue di Roberto Savi, rimasto lievemente ferito all'addome durante il conflitto a fuoco. Egli sarebbe morto un anno dopo per le ferite riportate. Ma sapeva anche un'altra donna, Maria Grazia Angelini, moglie separata di Fabio Savi, che in realtà raccontò tutto al suo nuovo compagno, Riccardo Mazza, amico dei fratelli Savi: «Mi confidai con il mio uomo, con Mazza, ma non mi credette». Eseguirono un minuzioso lavoro di studio di ogni singolo delitto commesso dalla banda. Dopo la strage del Pilastro del 4 gennaio 1991 (durante la quale rimase ferito), la procura dispose che venisse compilata una lista dei cittadini dell'Emilia-Romagna possessori del fucile d'assalto Beretta AR 70 utilizzato durante la sparatoria. Il 30 marzo 2010, con un decreto motivato del tribunale di sorveglianza, Marino Occhipinti, dopo sedici anni di detenzione, usufruì di un permesso premio di cinque ore per partecipare ad una Via crucis a Sarmeola di Rubano, nel Padovano, assieme ad altri detenuti e accompagnato da operatori sociali. [9], Il 20 aprile 1988 vennero uccisi due carabinieri, Cataldo Stasi e Umberto Erriu, mentre si trovavano in un parcheggio a Castel Maggiore, nei pressi di Bologna, dopo che gli stessi avevano fermato l'auto dei Savi. “È stato beccato come un pivello, senza neanche un documento falso, mentre scappava a piedi da un’area di servizio a Tolmezzo (Udine)” raccontano alla polizia. Venne scarcerato nel 2008, dopo quattordici anni di reclusione, grazie all'indulto e alla legge Gozzini[60]. Nei giorni scorsi, il senatore Gualtieri, prendendo in esame l'assalto criminale all'Emilia Romagna, ha richiamato analogie con l'azione di un gruppo terroristico che nel decennio passato ha provocato una trentina di vittime in Belgio. Dopo averli affiancati, Roberto Savi esplose alcuni proiettili verso i militari, sul lato del conducente Otello Stefanini. TRIESTEColombiana, 50 anni, con alle spalle una condanna per traffico di cocaina, moglie dal 30 ottobre dello scorso anno di Fabio Savi, il «lungo» della Uno bianca. Gli inquirenti seguirono delle piste errate, che li portarono ad incriminare soggetti estranei alla vicenda: la Digos di Bologna dichiarò di avere una testimone oculare, tale Simonetta Bersani, che fornì indicazioni dirette sugli autori degli omicidi, accusando un pregiudicato, Peter Santagata, con dovizia di particolari, quali, ad esempio, “le fiamme che uscivano dalle mani del Santagata mentre sparava"[22][23]; il 20 giugno 1992 furono arrestati i due fratelli Peter e William Santagata e il camorrista Marco Medda (ex braccio destro di Raffaele Cutolo)[24][25], accusati di aver fatto parte del commando omicida[26], cui seguì una maxi-operazione con 191 arresti sul quartiere del Pilastro definita "Quinta mafia" per una serie di reati ulteriori connessi a quelli della Uno bianca, operazione condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Bologna che vi impiegò enormi energie investigative[27][28]. Il fatto di sangue fu rivendicato dal gruppo terroristico "Falange Armata". L'ultima operazione porta la data del 19 maggio. È espressamente vietata la loro riproduzione con qualsiasi mezzo e l'adattamento totale o parziale. Iniziarono a sospettare che i componenti della banda potessero essere persone all'interno delle forze di polizia vista l'abilità dimostrata con le armi da fuoco, l'uso in diverse occasioni di armi non facilmente reperibili (come ad esempio i fucili Beretta AR 70/90 di Roberto Savi), l'apparente inafferrabilità del gruppo, probabilmente dovuta a una conoscenza del modus operandi delle forze dell'ordine, le tattiche usate nelle rapine e in casi come la strage del Pilastro, che ricordavano vere e proprie azioni militari, e diversi atteggiamenti tenuti nelle rapine e riferiti dai testimoni. [38], Il 24 maggio 1994 venne ucciso il direttore della Cassa di Risparmio di Pesaro, Ubaldo Paci, freddato mentre stava aprendo la sua filiale alle 08:15.[44][45]. Dopo la condanna all'ergastolo, venne trasferito nel carcere di Sollicciano a Firenze, e in seguito in quello di Fossombrone a Pesaro. Mogli, ex mogli, capaci di convivere con il sospetto. [32], Il 2 maggio 1991, in un'armeria di Bologna, vennero uccisi Licia Ansaloni, titolare dell'esercizio, e Pietro Capolungo, carabiniere in pensione. La motivazione dello sciopero sarebbe la richiesta da parte di Savi di essere trasferito in un carcere più vicino alla sua famiglia e la possibilità di lavorare per provvedere alla stessa[54]. La banda sequestrò il giovane e lo trasportò in una zona isolata dove ebbe luogo una vera e propria esecuzione. Alla fine, portò in questura quello nuovo che non aveva ancora sparato. La manovra fu interpretata dai criminali come un tentativo di registrare i numeri di targa e pertanto essi decisero di liquidare i carabinieri. La richiesta venne respinta il 3 dicembre 2014, dalla Corte d'Assise di Bologna. In breve tempo l'auto dei Carabinieri fu investita da una pioggia di proiettili.